JOUER JOUIR QUARANT'ANNI DOPO di Ottavio Rosati

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Parlo con Francesco della genesi del cosiddetto “psicodramma analitico” e in particolare della sotto versione lacaniana che i miei primi didatti Gennie e Paul Lemoine, fondatori della SEPT di Parigi, introdussero negli anni ’70 dalla Francia in Italia, per una ventina di allievi tra cui, a Roma, Luisa Mele ed Elena Croce con cui iniziai a fare l'osservatore silenzioso dei gruppi. Quando gli racconto che i Lemoine, pur facendo psicodramma, non sapevano niente di Moreno ( come diceva Starace: non l'ho letto e non mi piace...), Francesco esclama: “Sai che una nostra tirocinante era andata a parlare anche con una scuola di psicodramma analitico e le avevano detto: da noi non c’è la catarsi. Ma come si fa? Che vuol dire psicodramma senza catarsi? Una meringa senza zucchero? E poi la catarsi o viene o non viene. Mica ci deve essere o non essere, per partito preso. Giusto?”
“Giusto! È come ordinare il caffè decaffeinato,” rispondo io. "Ma senza aver mai assaggiato il caffè. E' difficile per voi oggi immaginare quello che ho vissuto da ragazzo. Oggi sembra incredibile. In quegli anni Moreno era sconosciuto e proibito, dopo dieci anni di formazione coi Lemoine, non ne potevo più di formule lacaneggianti e oscure. Avevo pure fondato Atti dello psicodramma la rivista italiana della SEPT e fu un'impresa per me tradurre i libri di Moreno e a parlare del suo pensiero."

"In che senso?"

"Mi sentivo in pericolo come un carbonaro. Un sovversivo, come il mio bisnonno che fu salvato per un pelo dalla fucilazione per lo sbarco di Garibaldi a Marsala."

"Tu questa tendenza un po' ce l'hai... sempre all'ultimo momento..."
"Nella formazione con i Lemoine avevo vissuto anche dei momenti importanti. In quegli anni credevo che il merito fosse solo il loro pensiero. Oggi capisco che il merito era soprattutto dello psicodramma, cioè del gioco di gruppo. Perciò ti raccomando: se cominciassi a fare il maestro indiscutibile sputtanatemi senza tanti complimenti..."

"Stai tranquillo. Lo facciamo già."

Il giorno dopo, armato di un vaso di giunchiglie rosa, vado a trovare Luisa Mele, l'allieva dei Lemoine con cui collaborai ai miei primi gruppi a Roma. In tanti anni abbiamo avuto le nostre discussioni ma le sono grato perché fu lei a farmi conoscere lo psicodramma.

Le racconto un piccolo episodio di scorrettezza editoriale per cui IPOD ha inviato una lettera di diffida. La scuola "da noi non c'è la catarsi" è stata fondata da Luisa. Sul suo sito, un mese fa avevo scoperto, sotto il tasto (definito impropriamente e-book) il pdf di due libri dei Lemoine, uno dei quali era la raccolta Joeur Jouir che nel 1980 era uscito come numero speciale di Atti dello Psicodramma, dopo che avevo ripulito di ciaffi lacaniani la loro scrittura talora incomprensibile. Il pdf non menzionava la fonte del testo, né l'editore, né il curatore e non ringraziava nessuno.

E' un campo morfogenetico quello che unisce i Lemoine ai loro nipoti? O solo lo stile? O è la stessa cosa?

Fatto sta che, dopo lettera di diffida, i responsabili del sito "Da noi non c'è la catarsi" non hanno accolto la mia proposta amichevole di sostituire la copertina scorretta e priva di attribuzioni di Jouer Jouir con quella corretta e con i credits del caso. Hanno preferito eliminare i due pdf dei Lemoine. Perché? Per invidia kleiniana? O per evitare di nominare una scuola concorrente che dà a Lacan ciò che è di Lacan e a Moreno ciò che è di Moreno? Non lo sapremo mai e forse non importa.

Durante la mia visita a Luisa faccio una piccola catarsi, quaranta anni dopo.

"Per carità, Luisa, i Lemoine era brillanti e incisivi. Gli porto anche gratitudine, però... Erano presuntuosi, autoreferenziali e provinciali. "

"Sì. E' vero. Erano provinciali. Lacan per loro era tutto." 

"Infatti. Se nominavi Foulkes, Bateson o Jung erano a disagio. Anzi, ti mettevano a disagio. Curare Jouer Jouir fu il mio ultimo impegno per la SEPt di Parigi. Non ne potevo più. Poi andai a New York e la rivista si occupò di Moreno, Pirandello e i rapporti con la cultura italiana. Con le interviste a Cesare Musatti sull'attore, il teatro, la psicoanalisi... Ah! Che sollievo! Che catarsi!"


Luisa è in vena di ricordi simpatici e ha ragione.

"Mi ricordo che una volta venisti a un gruppo dei Lemoine in Francia portando la Pivano ma lei dormì tutto il tempo..."

"Per forza. Era appena arrivata a Roma da New York e l'avevo costretta a venire allo psicodramma. Però qualcuno le fece fare il ruolo di un gatto e lei se la cavò benissimo..."

"In quel periodo tu giravi sempre col tuo pappagallo."

Teto. Cacatoa Alba. Giocare godere... appunto. Senza lui che vita avrei fatto?"

"Una volta mi hai pure portato sulla Vespa con lui sulla spalla che batteva le ali."

"Certo. Il volo statico. Secondo lui ci dava velocità. Magari Tetro sentiva che era lui a muovere la Vespa."
Penso, ma non lo dico: come i Lemoine con lo psicodramma lacaniano.

"Una volta che andammo a mangiare da Romolo, il tuo Teto, caruccio fece un volo su un altro tavolo, prese uno spaghetto e ce lo portò a noi per darci da mangiare..."

"Una creatura meravigliosa.  Grande lavoratore ed Ego ausiliario. Il sociodramma italiano gli deve molto." 

Dopo la visita a Luisa mi sento indennizzato. Sono 
più sereno in una stanza profonda del mio inconscio.

Concludo tornando alla questione psicodramma versus psicoanalisi.

Chi volesse sapere come la formula rivoluzionaria di Moreno nel dopoguerra penetrò in Europa e in Italia, può partire dall'introduzione al libro di Didier Anzieu “Lo psicodramma analitico del bambino e dell’adolescente” edito da Ubaldini e riprodotta su questo sito.

Gennie Lemoine, quando le mostrai, un po' ansioso, questa impresa editoriale disse: “Anzieu? Lo conosciamo ben. La sua segretaria viene a fare psicodramma da noi”.

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