Agosto 2020
Cara Caterina,
mi dice Vanessa Rusci (ma perché non hai scritto direttamente a me?) che, riguardo il nostro post su L’amore in piazza su Facebook con il link al video che contiene la mia dichiarazione di testimone di nozze al tuo matrimonio con Tinto Brass, le hai scritto:
“Ciao Vanessa, scusami se entro a gambe tese in questa domenica di agosto nel tuo lavoro. Il mio matrimonio con Tinto è un evento privato che non rientra nel progetto L'amore in piazza. In ogni caso, non ci sono a riguardo liberatorie per poterlo utilizzare sui social. Quindi ti pregherei di eliminare il post, in attesa di parlarne con Ottavio per definire questa questione che viola la mia vita privata. Grazie. Spero che tu stia bene e ti auguro un buon Ferragosto.”

Di che vita privata parli? Non hai sposato un maestro di meditazione. Hai sposato Tinto Brass, la sua politica culturale, il suo cinema, la sua simpatica spudoratezza! Le sue idee, i suoi culi, i suoi film. Volevi i fotografi e i red carpet? Volevi lo scandalo eccitato ed orgoglioso degli abitanti del paese della Calabria dove sei nata e vive la tua famiglia? Te li hanno dati. Goditeli e ringrazia il cielo e il mare.
Il vostro matrimonio è un fatto di costume e di cultura, un gioco dell'Eros contemporaneo. Non è un amore briciola come lo chiama Umberta Telfener, ma un amore pagnotta di grano duro. Per anni, gli anni più belli, divertenti e spettacolari della tua vita, hai giocato con lui diversi ruoli, dentro e fuori il set. E quando hai avuto difficoltà e ti sei rivolta per aiuto a me, come amico tuo ed allievo di Aldo Carotenuto, per aiuto (fatta una veloce analisi della domanda) ti ho aiutata.
Aiutata a non disperdere le tue energie come purtroppo fanno tante donne innamorate, ma a realizzare mostre, cataloghi, a diventare legalmente la responsabile dell'archivio di Tinto Brass, un maestro del cinema italiano. Aiutata soprattutto a mantenere la tua autostima per il fatto che eri tu ad aiutare materialmente Tinto nella sua malattia. Tu a pagare molte spese con i tuoi risparmi mentre molti ti proiettavano addosso lo stereotipo della donna bella e affascinante che sfrutta il celebre regista.

Ti abbiamo anche sorretta nel gestire gli attacchi (ometto gli aggettivi) dei cosiddetti eredi di Tinto indifferenti ai problemi del padre anziano. Ricordo un post del Figlio Maschio (titolare della Locanda Cipriani a Venezia): reggeva un boccione di Champagne e diceva con orgoglio: Non tutto è per tutti.
Tu sai che da anni la nostra scuola fa eventi ed esperimenti per estendere le frontiere dello psicodramma al video e al cinema al web. I cortometraggi come I cani dell'acqua marcia e Perdo-Nanda Pivano provano che i maestri della parola qualche volta ingannano ma che il play autobiografico, il vetrinaggio che ho teorizzato e prodotto può fare luce e dissolvere le ombre.
Ripeto quel che penso: la persona che, da sola o con l'aiuto di un terapeuta, crea un vetrinaggio può uscire dalla solitudine, dalla depressione e dalla vergogna impropria indotte dal traumatizzatore. Smette di essere vittima ed entra nel ruolo di autore ed editore della sua vera storia. Si libera dalle identificazioni proiettive che ha subito e rinasce grazie a nuovi rispecchiamenti e nuovi amici.
Francesco Marzano e io siamo stati i tuoi nuovi amici, in questa ottica. Siamo anche venuti in situ, a casa vostra, per girare un video davanti ai tuoi avvocati che Tinto voleva te come responsabile dell'archivio. E farlo è stato utile per te e istruttivo per noi. Era un dono: non tutto è per tutti! Come dicono alla Locanda Cipriani.
Tu all’Hotel Ponte Sisto eri già stata protagonista del grande psicoplay (senza vestiti) “RESURREXIT!” con gli allievi della scuola di specializzazione, di cui non pubblicherò né le foto né il video.

Ottavio e Francesco nel socioplay 'L'amore in piazza' - Ordine degli psicologi del Lazio
Quindi, che dire del video di Ottavio testimone di nozze per la sposa, in lacrime sincere e napuletane? Posso soprattutto dire che non è uno scoop sulla tua prima notte di nozze ma un monologo commosso del mio stato d’animo e della mia visione dei legami intergenerazionali che ho descritto nell’iper testo Quattro Decenni di Plays per il teatro del tempo tra la Pivano e Marie Louise Von Franz. Lo trovi sul web. Quella commozione parla di me, non solo di te.
In un sogno di stanotte mi regalavi un Rolex d’oro su cui avevi fatto incidere una frase di Flaiano che piacerebbe a Melanie Klein: “Mi dicono che X parla male di me. Strano! Non gli ho mai fatto nulla di buono.” Ti risparmio le interpretazioni.