Il prof. Maurizio Stupiggia, studioso del PTSD, ha collaborato nel 2018 al cortometraggio di Ottavio Rosati nel quale i due cocker Winnie e Duffy, sono ego ausiliari di un nuovo genere di catarsi tra pet therapy e psicocinema. In questo testo risponde alle domande degli studenti della scuola di specializzazione in psicodramma IPOD. Il tema del cortometraggio è la denuncia di un tradimento fatto dall'ex didatta di Ottavio che aveva fatto sesso con Fabio, il compagno di Rosati, durante le sedute di 'analisi'.

 

 

Stupiggia: La prima cosa che mi è venuta in mente verso la fine del video è un sentimento di passione con te, compassione nel senso proprio amoroso di pietas e di sostegno, di vicinanza. Questa è la cosa per me più importante. All’inizio ho avuto una sensazione di rabbia ascoltando queste cose, vedendo la tua fatica e quindi la rabbia contro questa manipolazione fatta dal tuo ex didatta che è classica: è legata alle storie di abuso relazionale, cioè all’uso del potere, alcuni elementi tipici della situazione di tradimento e inganno e soprattutto alla fine il disconoscimento della tua emozione e della tua legittima possibile reazione (la suggestione fatta da Mario Trevi quando sei entrato nello studio e li hai scoperti: “Stia attento a Ottavio, Fabio…”) come se il manipolatore fossi tu e non Trevi.
Sono i tre grandi elementi dell’abuso relazionale, in campo extra o intra familiare, sono legami fondamentali su cui noi poi come terapeuti dobbiamo lavorare proprio per disancorare i sentimenti di impotenza e di illegittimità che le persone traumatizzate che hanno vissuto queste situazioni tendono a portarsi dietro per tutta la vita.
L’altra parte del video, dalla tua catarsi in avanti, mi ha dato sollievo perché ho visto l’elemento del lavoro faticoso ma importante. Un lavoro di creatività, cioè fare le uova, dipingerle, lanciarle contro le foto di Trevi e Fabio. Filmare il tutto. Organizzare questa produzione indipendente di un cortometraggio d'autore. Ho visto l'essere attivo dove il sentimento d’impotenza traumatica vissuta dal traumatizzato è un grande terreno di base. Quindi il lavoro, il movimento, l’azione, la fatica e la realizzazione di qualche cosa sono veramente terapeutici. Soprattutto l’ultimo atto con il lancio delle uova: finalmente mi prendo l’autorizzazione ad essere arrabbiato e ad esprimere questa cosa! Questo è l’atto simbolico e pratico, senso-motorio e cognitivo: due livelli importanti che si uniscono. Questo è un po’ il tragitto che ho intravisto: rabbia, sollievo, compassione, condivisione della fatica e quando alla fine del bricconaggio dici “MI DICHIARO SODDISFATTO!”… beh anche io lo ero. Grazie per questo video. 
Ottavio: Grazie a te della collaborazione, del rispecchiamento. Una domanda: come si spiega che, dopo il trauma Trevi-Fabio, per anni ho provato un blocco espressivo? Adesso l'ho superato con una produzione cinematografica piuttosto importante (il docufilm su Roberto Capucci) ma è stata faticosissima. Per realizzarla ci ho messo 5 anni e mezzo… Prima ero velocissimo a filmare... come si spiega? Forse perché dal trauma avevo derivato un senso di vergogna nell’espressione creativa?


Stupiggia:
Beh la vergogna è uno degli effetti, non so se collaterali, ma comunque degli effetti del trauma relazionale… vergogna che viene dal senso d’impotenza e di solitudine perché l’altro mi sopraffà, mi soggioga, mi manipola, mi controlla e quindi io non posso fare niente. Se lo faccio trasgredisco una regola che in quel momento è molto chiara. La vergogna è legata al senso di solitudine, cioè in quel momento sono totalmente da solo, sono assolutamente solo. Questo non vuol dire che non ci sono persone intorno ma non ci sono persone cui posso raccontare, confidare. Dunque sono solo in quella regione traumatica: questa mancata comunicazione produce un senso di diversità, lontananza, solitudine. Persone traumatizzate dal punto di vista relazionale, si reputano a volte, pur sapendo che non è così, come le uniche che hanno vissuto quella cosa: “Sono l’unico al mondo”. Io ho molti pazienti che quando cominciano a sanarsi, a guarire dal trauma cominciano a dire Ma… sai che non è solo a me che è capitato. Ho trovato altre persone... le ho sentite, le ho viste. È un segnale di guarigione quando cominciano a riallacciare i fili. E questa vergogna, l’ultimo elemento che voglio mettere in luce, è legata anche al fatto che il trauma crea un senso di sovraesposizione allo sguardo dell’altro, cioè la persona traumatizzata pensa che tutti sappiano che cosa gli è successo, se lo guardano davvero. Questo senso di alienazione di sovraesposizione c’è non in tutti ma in molti soggetti. Per esempio una mia paziente che abita in un piccolo paese dell’Emilia Romagna, dice “Ho dovuto cambiare paese perché quando passavo in bicicletta pensavo che tutti sapessero quello che mi era successo”. Lei sapeva che non era vero, ma questa sensazione era fortissima. Quindi credo che la vergogna sia legata al sentirsi senza pelle, cioè decorticati dai fatti e dalle persone.

Ottavio:
Questo doppio trauma di Ottavio tradito sia dal Maestro sia dal compagno è completato dalla frase che dice Trevi quando io entro nello studio e li sorprendo: Stia attento FabioOttavio è un grande regista e adesso la manipolerà. Oltretutto era spettinato e sta dando del Lei al ragazzo che aveva appena finito di spompinare. Non mi scuso del termine perché il problema non è la lingua che uso io ma il linguaggio che facevano loro. 

Stupiggia:
Si. Il totale ribaltamento della situazione. È come quando la mamma raccoglie la confidenza della figlia che dice: “Guarda che lo zio ha fatto cosi… o cosi” e la mamma dice: “Si, ma stai attenta a non inventarti e a non fare sceneggiate tu che sei capace di costruire romanzi”. In fondo è la stessa cosa.


Ottavio:
Nel mio caso Trevi ha aggiunto al tradimento la diabolica battuta che mi ha stordito. Mentre facevo I cani dell'acqua marcia me lo immaginavo sempre con gli occhi abbassati su un libro. Occhi invidiosi, nel senso che non vedono e non si fanno vedere. Ma, al suo fianco, vedevo la fotografia di Walt Whitman che mi guardava negli occhi e mi faceva guardare i suoi.


Stupiggia: 
Infatti la frase di Trevi è una battuta astutissima. È una maledizione questa: se tu farai il regista allora sarai un manipolatore. Un doppio messaggio che ti ha bloccato. Per questo le persone traumatizzate non raccontano quello che gli è successo. Il tradimento arriva da una figura “di famiglia”: quando andiamo in terapia ricostruiamo legami molto significativi con il terapeuta, quindi il terapeuta non è più un professionista ma diventa una persona di famiglia.

Ottavio:
A proposito di traumi, pensa che a 22 anni incontrai a piazza Navona Leo, un ragazzo viennese che non si ricordava nemmeno il suo nome (oggi è milionario) e lo portai a mangiare in cucina dei miei, e, mentre ero andato a fare pipì, mia madre gli disse: “Stai attento a mio figlio... è uno pericoloso”. Trovo impressionante questa analogia fra Trevi e le parole assurde di mia madre: in effetti avevo aiutato il ragazzo in tutto e per tutto, fino a dargli il mio orologio e metà dei miei panini e dei miei soldi. (Risata del gruppo) E voi, giovani colleghi, cosa condividete?

Gina:
Rispetto al video che abbiamo visto ieri, Perdo Nanda Pivano, ho sentito…


Stupiggia:  
C’è un altro video bricconaggio? 

Roberta: 
Sì. Sono due casi diversi: uno con gatti e uno con cani. Quello sui gatti riguarda Fernanda Pivano. La sua chat-steté raffigurata nel disegno di Sinè che Ottavio aveva messo sopra il suo letto.



Gina: 
Oggi ho sentito molta più rabbia: la catarsi di Ottavio non si chiude con il perdono e una dichiarazione d’amore ma con lo svelamento e una caduta di stima professionale e umana per Trevi. 

Michela:
C’è la rottura dell’oggetto. Alla fine non mi aspettavo che rompessi il quadro che ti aveva regalato Trevi. 

Ottavio: 
Non l'ho rotto. In realtà ho solo smontato la cornice, trovando sul retro una dedica folle. Ho destrutturato quel quadro di fili d'erba fatti al pennarello con le linee ossessive e rigide che mi fa schifo… Il contrario dei Fili d'Erba di Whitman.


Stupiggia:
Sì, è orribile.


Ottavio:
Ieri Roberta diceva che una cosa le ricordava Guernica di Picasso. Io dico un’altra cosa: “Non è Picasso ad essere cubista. È la realtà che è cubista nel senso che è fatta di molti piani che si intersecano fra loro. Quindi in realtà Picasso è un verista”. Io ho destrutturato quell’inquadramento facendo emergere una dedica molto irritante. Anziché scrivere “Con riconoscenza per lo splendido sesso”, Trevi scrive “(A Ottavio e Fabio) Con affetto quasi emisecolare”.  Che cosa vuol dire? È un modo per fare impazzire la gente.

Stupiggia:
Una semplice puttanata detta in linguaggio tecnico.


Ottavio:
Perciò oggi ritiro il genere di perdono obbligato che gli offrii sul momento per evitare una tragedia. Anche perché implicava il mio silenzio e un secondo trauma. Quello che provo oggi è la compassione per un uomo più colto che intelligente, un uomo che è rimasto vittima anche lui della sua omofobia interiorizzata, del suo Falso Sè alto borghese. E soprattutto della sua ignoranza epocale in fatto di coming out. Per questo gli ho regalato un outing. Sia pure ad memoriam. Su wikipedia c'è una pagina che lo spiega benissimo.

Cristiano:
Però c’è la fontana dove lavi i due cani.

Ottavio: 
L'acqua della fontana pulisce e fa vedere i veri colori. La logica di un bricconaggio è assolutamente psicodrammatica. Va oltre la psicoanalisi classica senza rinnegarla. Ciò che mette in discussione è il vecchio setting di Freud. Questa logica è anche un'etica. Funziona in gruppo e - come dice il nostro tutor Francesco Marzano - manifesta, anzi mette i manifesti di quello che è accaduto. Secondo le parole di Gesù nella versione della stupenda parabola che ne dà Marco: Si porta forse la fiaccola per metterla sotto il secchio? O piuttosto per metterla sul lucerniere? Non c'è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce. Gesù fu il primo psicodrammatista. Lavorava in gruppo e on the road.
Gina: La fontana si chiama Acqua marcia.


Lorena: 
Sì. C’è il cartello alla sinistra della fontana con scritto “ACQUA MARCIA”.


Ottavio:
I due cocker, Winnie e Duffy, sono un mio perfido riferimento a un romanzo edito da Einaudi  I cani del nulla di Emanuele Trevi, figlio di Mario, che forse non sa nulla di tutto questo ma lo intuisce. Il tema de I cani del nulla è la mancanza di comunicazione tra una coppia e il loro cane, che, a mio sospetto, corrisponde al rapporto tra il linguaggio del nostro professore e il tentato nulleggiamento della sua vita istintuale. Emanuele ha scritto che in suo padre ha sempre sentito qualcosa di misterioso e incomprensibile. Sarebbe interessante parlarne insieme. Chi lo sa se Emanuele Trevi è sincero o se questa piccola confessione è un elegante trucco per prendere le distanze da un possibile scandalo? Credo che padre e figlio avessero pattuito, grazie alla moglie-madre psichiatra (nata in Calabria non a New York), un tacito accordo di segretezza. Credo che Mario Trevi si aspettasse anche da me qualcosa del genere e che io glielo abbia dato per anni. Ma non era perdono da parte mia. Era ipnosi da parte sua.


Stupiggia:
Acqua marcia... C’è una pulizia... bello questo ACQUA MARCIA… 


Ottavio:
È un’acqua molto buona che scorre in poche fontane di Roma. Certo, se un domani incontrerò Mario in Paradiso, lo abbraccerei in segno di vero perdono e brinderemmo con due calici di Acqua Marcia con un cucchiaio di gin e una fetta di limone. Serviti da Fabio naturalmente. Magari nudo con un farfallino nero al collo. E ancora bello come ai tempi dl fattaccio.

Lorena:
Io non so quanto c'entri Ottavio, ma guardando il videomi è venuto in mente un collegamento tra la tua rabbia di adesso, che è una cosa molto semplice da capire come funzionamento, il fatto di questo analista che non riesce ad essere all’interno della relazione terapeutica una figura che da accudimento accoglienza, contenimento. Mi è venuto il collegamento con la tua resistenza a parlare in questa nostra scuola dello psicodramma dei bambini. E ho fatto un collegamento al tuo bambino interiore domandandomi cosa c’è in quel tuo bambino. Dubito che tu te ne sia davvero preso cura. Mi arriva che è un po’ lasciato nell’ombra. Mi domando cosa non gli lasci dire e cosa non gli lasci sfogare…


Ottavio: 
La tua domanda mi colpisce molto. Grazie. Mi viene in mente che quando l'ho lasciato sfogare, da ragazzo, mio padre è crollato. Anzi è quasi morto. Ti risparmio i collegamenti...


Lia:
Mi colpisce il fatto che nel momento in cui è accaduto e anche ad oggi... mi colpisce come tu tendi a comprendere che la tale era così, il tal altro era colì, quindi giustificabili, ma tu non ti legittimi mai a sentire la situazione di quel tuo bambino ferito, incazzato e arrabbiato perché intellettualizzi sempre tutto.

Lorena:
Non contatti il tuo bambino.


Stupiggia: 
Nel tuo cortometraggio invece questo contatto c’è. Cominci ad ascoltare il tuo bambino interno, la creatività, il gesto artistico, esistenziale.  Il video che abbiamo visto è una performance, una produzione… e qui comincia tutto un processo espressivo.



Rosita:
Mi ha colpito che quando risposi alle domande del tuo ipertesto “Quattro decenni di plays per il teatro del tempo” sottolineai l'incontro con Fabio. La differenza con la tua relazione amorosa con la Pivano è evidente. Con lei c’è stato, nel bene e nel male, un grosso scambio erotico, culturale ed emotivo... era una donna difficile ma affascinante... mentre con Fabio, a causa della su fragilità, c’è stato solo un dare da parte tua: dare, dare, dare... alla fine ti sei ritrovato completamente svuotato. Ecco perché la rabbia continua, perché la tua è un’incazzatura dovuta a un furto. Mentre la Pivano nel suo essere un talento in qualche modo ti ha arricchito...

Ottavio si alza e va ad abbracciarla. Lei in un primo momento si ritira indietro spaventata ma quando capisce sorride e ricambia l’abbraccio

Rosita:
Quindi, dal punto di vista di ciò che nelle neuroscienze sono le funzioni esecutive, sembra tutto molto lineare, fluido... La tua elaborazione del trauma è appena iniziata e sono contenta di aver visto questo  inizio. Nella lettura dell’ipertesto mi avevano colpito il linguaggio e mi sono chiesta se le parole scelte erano  tutte tue…

Ottavio:
certo.


Rosita:
Quindi voi parlate del bambino e dell’aspetto emotivo di Ottavio ma io vedo anche l’importanza del padre mancato,  di questo Trevi,  il tuo ex didatta che ti tradisce, nelle dinamiche relazionali soprattutto nella relazione con Fabio.

Ottavio
: Quindi non potevo crollare. Dovevo contenere. Sarei crollato in futuro con un altro ragazzo che, a differenza di Fabio, si era sempre comportato bene con me. Ma questa è un'altra storia. Una storia molto interessante. Per ora mi limito a dire che una delle ragioni che mi hanno spinto a fare la catarsi de I cani dell'acqua marcia era la volontà di mettere i manifesti sui veri responsabili della mia rabbia inespressa.

Stupiggia:
 Hai voluto essere giusto con le persone corrette e prendertela con i veri traditori.






Ottavio:
Certamente. Non volevo fare uno spostamento. Il mio successivo analista Claudio Modigliani mi disse che col mio enorme impegno per Fabio volevo dimostrare a me stesso che potevo sostituire l’introietto di un padre insufficiente con un’esperienza di caregiver eroica.

Gina: 
A proposito di padre mancato… hai pensato che Ottaviorompendo tante uova, fa degli aborti?

Ottavio
: Geniale. Non ci avevo pensato. Grazie. Però il mio bricconaggio è nato. E' uscito dall'uovo e vive.

Rosita: Io vedo un padre che è alla ricerca disperata di un significato, di dare amore e ricevere amore l’amore perfetto che tu cerchi lo vedo non da figlio ma da padre verso i figli. E’ quello che rimandi a me. 

Nicoletta:
Leggendo l’ipertesto dei Quattro Decenni di plays e avendo risposto alle domande del questionario ho notato che il filo conduttore della storia è una continua presa di cura così esponenziale. Ci vedo un Winnicott iperpotenziato,  non solo un holding in mind ma un continuo holding in everywhere! Una bramosia di dare e curare che sfocia paradossalmente in qualcosa di autodistruttivo. Perché è un prendersi cura schiacciante, che poi  ti riduce a perdere qualcosa o qualcuno.

Cristiano:
Se posso dire una cosa io che ho fatto le riprese del video è che mi piacerebbe fare un backstage, perché ho visto in questo processo anche ironia, gioco e una relazione divertentissima con Francesco che commentava la produzione. C’è anche un aspetto quindi che non è raccontato che però secondo me è altrettanto terapeutico: c’è la creatività di Ottavio, ma c’è anche questa sua vena ironica dall’inizio alla fine che a me ha fatto molto piacere, dandomi anche un po’ di feeling, di adrenalina. Per esempio, chi collabora ai bricconaggi di Ottavio si ritrova sempre a dover sfuggire a portieri e ad autorità varie. Deve superare dogane, passaggi a livello, soglie di ogni genere. 

Ottavio:
Proprio così. È tipico dei miei bricconaggi il bisogno di trasgredire le regole: devi sempre entrare in posti dove non si può entrare e fare niente e questo fa parte del rito. E' una cosa diversa dal non pagare il biglietto o entrare gratis… io devo entrare nel segno di Hermes, come Lupin o Robin Hood. E' tutta un'altra cosa. (Risate) Per esempio potevo entrare nell’ex casa di Fernanda chiedendo le chiavi al portiere ma ho preferito scavalcare il muro tra le due terrazze e forzare la finestra. E' stato un rito. Il mio attuale analista Stefano Carta, quando ha visto il bricconaggio, si è commosso e mi ha detto: Sai, Ottavio tu non hai giocato a entrare in un altro tempo psicodrammatico. Eri davvero in un altro tempo. Gli sono grato di queste parole.

Paolo:
Mi riallaccio a quello che ha detto Cristiano adesso, perché io nei due cocker ho sentito questo aspetto ludico, anche nella prima fase... io l’ho sentita questa parte che c’era ma non si vede nel video… E’ proprio nei cani.

Stupiggia:
C’è un’atmosfera leggera, anche...

Iris:
Anche io ho percepito questa differenza tra i due video. Oggi ho percepito dei tratti dolci che non so se è un aspetto della vergogna che provavi ma ti ho visto anche più bambino, più tenero. L’ho attribuito a una parte di te che vuole ancora proteggere le figure che ti hanno tradito.

Ottavio:
Sì perché io in fondo nei confronti di Trevi provo anche una specie di tenerezza disarmata. Trevi sembrava molto in gamba dal punto di vista filosofico ma mi fa una grande pena che tutta la sua super-cultura crolli miseramente sulla negazione dei suoi bisogni gay. Lui deve rubare una scopata in condizioni ovviamente pericolosissime e poi si deve punire con un incidente. Che saggezza è questa? Non so se mi spiego: Fabio e Trevi sapevano che io ero sotto lo studio in motorino ad aspettare la fine della seduta per tornare a casa con Fabio. Eppure hanno fatto durare la seduta 2 ore e un quarto! Quindi tu non vuoi solo scoparti il paziente, vuoi che il suo compagno, colui che paga le sedute salga le scale, bussi alla porta, ti trovi con i capelli sottosopra e ti sputtani?


Gina:
Questo è il rischio che corri tu... è lo stesso rischio che corre lui facendo qualcosa di proibito.


Ottavio:
La precarietà della vita gay di Trevi oggi mi fa pena.


Stupiggia:
A me invece viene la rabbia, anche perché penso alla violenza che il maestro ha fatto su di se, per    tagliare fuori questa sua parte gay, dico di libertà...  di vita.


Ottavio:
Sì, è stato ingiusto e noioso con se stesso. Anziché essere un nuovo Oscar Wilde senza il De Profundis, ha rifatto la copia laica di Romano Guardini. Più professore che analista. 


Stupiggia:
Esatto perché per me gay o etero sono due definizioni da superare nel futuro. Ma è violenza quello che lui ha fatto a sé stesso e a me fa rabbia. Dico così, non dico giusto o sbagliato, ma questa è la mia risonanza.

Ottavio: Trovò alcuni errori di date nel libro su Apuleio della von Franz e intitolò la recensione L'asina d'oro. Ma il vero problema è che, durante la mia didattica, non era riuscito ad aiutarmi a fare il mio coming out perché non aveva fatto il suo. Un giorno che in analisi gli dicevo che non ero sicuro di volermi sposare con Emanuela (mia fidanzata da sei anni) e chiedevo cosa fare della mia parte gay, Trevi mi disse con un certo fastidio: Il problema, Ottavio, è che il suo primo analista, Carotenuto, le ha insegnato tante cose. Ma non le ha insegnato a essere infelice. Io replicai che, a mio parere,  l'analista dovrebbe aiutarci a uscire dall'infelicità. E lui si offese.

Iris:
L’analista, in qualche modo, scopando col tuo compagno Fabio di cui pagavi le sedute ha scopato anche un po’ te, perché, come racconti nel bricconaggio, tu anni prima l’avevi rifiutato come amante.


Stupiggia:
S’è vendicato. Lo penso anche io.


Iris:
Si è molto avvicinato al traguardo, visto che non l’ha potuto raggiungere


Stupiggia: 
E' emerso un  sacco di roba. Ma di questo video cosa ne fai adesso?


Ottavio:
Tutto il possibile. Conoscendomi so che nel mio inconscio c’è tutto un work in progress. Quando faccio delle cose poi le spezzetto, le smisto, le integro, le tagliuzzo. Ne faccio un uso cubista: un romanzo, una commedia, un film, una storia utile alla gente. Una lezione come questa... Intanto vi ingrazio della vostra empatia e intelligenza. Anche oggi mi dichiaro soddisfatto. La prossima volta che Fabio mi chiama dal Canada gli mando una copia del video.


Stupiggia:
Grazie a te Ottavio, per questa tua disclosure e apertura.



  • Registrare

Nuovo Registro conti

Hai già un account?
Entra invece O Resetta la password