ROSATI

Adesso inversione di ruolo. Io sono per terra e tu (aiuta Gullotta ad alzarsi) sei il regista del gioco e io sono l’attore che sta così (si stende)

GULLOTTA

Perché deve accadere qualcosa di spiacevole, eri tu che ne parlavi prima? (indica una studentessa, che annuisce) perché deve accadere qualcosa di spiacevole. Tu hai detto che “può accadere qualcosa di spiacevole e…il Professore Rosati ti continuava a dire “io voglio giocare”

STUDENTE

 Una cosa spiacevole perché, ritornando al passato, molte cose….le cose più brutte vanno sempre dimenticate, diciamo. Allora scoprendo questi punti più delicati, allora si subentra in un gioco più…più delicato, non è più un gioco…

GULLOTTA

Non è un gioco che ti piace.

STUDENTE

Bisogna vedere. Chi è disposto a farlo. Chi ha il coraggio di ricordare quelle cose…

GULLOTTA

Sai io non credo si tratti di coraggio….coraggio che poi significa tante cose…io credo che sia più, come psso dire, la possibilità di avere dentro la voglia di buttare fuori, la voglia di percorrere una cosa, da soli.

STUDENTE

La voglia

GULLOTTA

La voglia. E tu perché hai detto questo cosa e poi ti sei...perchè ti sei ritratta, evidentemente c’è qualcosa che…ti pesa e hai quasi paura che nel gioco ti possa sfuggire qualcosa che per te invece è alla base di tutto.

Ottavio arriva lentamente dietro a Gullotta.

ROSATI

E’ lei?

GULLOTTA

Ma scusa…ma tu chi sei?

Tutti ridono

ROSATI

Credo che la ragazza stia dicendo…il gruppo l’ha abbastanza chiarito, prego grazie (fa cenno agli studenti di alzarsi) il passaggio da una situazione eretta, frontale a quella lì… è così enormemente di disponibilità di tipo psicoanalitico che è paralizzante per il regista. Nel senso che ti sei totalmente inibito. Perché lo psicodramma è una cosa attiva e gioiosa, mentre quell’abbandono totale è così radicale, così netto, che produce un passo indietro (indietreggia) in chi dice “giochiamo”, non so se mi sono spiegato. E allora è un atto di rispetto, di riguardo, di simpatia, bloccarsi.

GULLOTTA

Fermarsi.

ROSATI

Fermarsi. Mentre è più giusto fare magari un gioco, anche piccolo, su una cosa di media portata, un ricordo poco problematico, un’evocazione, un incontro, che non suscita queste turbative. cioè non dobbiamo regredire a un lettino psicoanalitico…

GULLOTTA

Possono essere anche delle cose…

ROSATI

Esatto

EZIO DONATO

Anche non del passato. Anche del futuro. Dici “Eh io ho un desiderio. Vorrei comprare il motorino”

GULLOTTA

Io ho un desiderio. Che io ho…fatto anni fa. Nei tantissimi viaggi che ho fatto mi è sempre piaciuto (Ottavio passa dietro Gullotta, che si gira) Perché mi scappi sempre…mi è sempre piaciuto…il mondo, i luoghi, le nazioni, dedicandogli del tempo, naturalmente laddove potevo. E tra i tanti viaggi mi sono ritrovato, e l’ho scoperta molto vicino a me, ma è chiaro per tutta una serie di motivi che riguardano molto la natura, amo la solitudine intesa non come solitario, intesa nel senso che dentro c’è tutto un mondo di pensiero, di riflessione, di silenzio. C’è ad esempio questa popolazione che parla sottovoce, quasi a rispettare questa invasione della natura di colori, e questo mi ha molto affascinato, infatti ci sono ritornato varie volte, e oggi capisco che questo luogo è la Polinesia, esattamente la Polinesia delle isole Marchesi, non perché quella francese sia meno bella, ma i Francesi hanno questa specie di puzza sotto al naso un po’ razzista, direi quasi, nei riguardi degli abitanti Polinesiani che è un popolo bellissimo, un popolo sereno, tranquillo, non gliene frega niente dell’Occidente, laddove parecchie terre sono affascinate dall’Occidente. Sono…amano il proprio mondo, questa serenità. Ridono sempre, un popolo che sorride sempre. Voi sapete, non so se lo sapete che due…Gauguin da una parte, e Brel…in un tempo più vicino a noi, che è stato un grande cantautore francese, si sono chiusi, hanno scelto di chiudere il contrasto e l’incazzature verso quel mondo, Gauguin per conto suo e Brel per i fatti suoi, a proposito del lancio su cose future e una cosa che ho attraversato sempre dico…mi piacerebbe poter fare la scelta…tra cinque anni, sei anni, sette anni…

ROSATI

Di ritirarti in quei posti?

GULLOTTA

Si, ma nello stesso tempo, vengo colto da un senso…a me piace la battaglia. Mai come in questo momento la battaglia mi piace, non mi piace quello che questo governo sta facendo, anche nei confronti miei, sono molto incazzato. Si iniziano a respirare cose…molto grandi nell’aria, cose anche molto sul rasoio della legalità, quindi per il mio carattere, per ciò che sono io questo mi da molta attenzione però…molto battagliero contemporaneamente. Dico, chissà se sarò capace di fare questo tipo di scelta

ROSATI

E questo…

GULLOTTA

Ma dall’altra parte mi sa di essere vigliacco, cioè di uno che alla fine ha paura, fa un passo indietro, e non ha il coraggio di stare laddove c’ è necessità di stare, facendo lo zero virgola zero zero zero zero uno percento, cioè il proprio dovere di cittadino eh. Ecco, questo è un altro interrogativo.

ROSATI

Ecco questo è un gioco che si chiama proiezione nel futuro.

GULLOTTA

mi assettu a lu centru? (Si va a sedere a terra)

ROSATI

Immaginiamo di andarci, eh, immaginiamo di andare in Polinesia. Fra quanti anni siamo in Polinesia? Carlo? (rivolgendosi verso la platea)

CARLO

Sono qua!

OTTAVIO

Fra quanti anni siamo in Polinesia?

GULLOTTA

Fra cinque anni

ROSATI

Fra cinque anni. Quindi è il 2007 e ci vediamo in Polinesia. Come te lo immagini questo scenario?

GULLOTTA

Ah lo scenario non cambia. Perlomeno quello delle isole Marchesi, una natura incontaminata, un mare assolutamente cristallino, una voglia sempre di grande riflessione…

ROSATI

Allora questa natura incontaminata come la possiamo simbolizzare, mettiamo dei palmizi, dei cespugli…

GULLOTTA

Sì, quello che si conosce ormai, dell’immaginario, dalle fotografie, sì i palmizi e i cespugli ci sono. Nella Polinesia francese che vuoi avere, il deserto? No, quello che sappiamo.

ROSATI

Cioè quindi c’è il mare…

GULLOTTA

C’è il mare, ci sono le palme, il cocco…varie cose.

ROSATI

Allora scegliamo qualche palma e qualche cocco.

 GULLOTTA

Allora una palma…(guarda la platea, risate) io sta cosa la fici, sai perché? Tantissimi e tantissimi anni fa, io sono stato tra coloro che, interessati a questo mestiere, partecipò tantissimi e tantissimi anni fa ad un laboratorio di un regista estremamente interessante, Giancarlo Cobelli, fu anche uno che si diede da fare nella versione in bianco e nero, partecipò alla storia dello spettacolo, per esempio a Studio Uno, era un mimo, in special modo, è stato un attore, un interprete e anche un mimo, bravissimo, poi nel tempo usci con questa sua…

ROSATI

Scusa, scusa se ti interrompo…

GULLOTTA

Fammi finire…

ROSATI

No, no perché…

GULLOTTA

E dai, che chistu mi fici fari nu corsu da attore…

ROSATI

Ma siamo in Polinesia…

GULLOTTA

E passai du misi cu chissu ca mi diceva “fammi il fiore che soffia che c’è o vento” e tutti l’altri (si alza) quelli stronzi fare uuuu (inizia a ondeggiare in piedi come un fiore mosso dal vento, risate) “questo non è un fiore, questo è un carciofo!” “Eh vabbè, che c’è o male…” e mi sentivo molto ma molto ridicolo ma perché in effetti è ridicolo…

ROSATI

Allora…

GULLOTTA
Perché veniva visto con chiave seriosa. Se tutto questo fosse stato visto come Jaques Tati, l’argomento veniva affrontato in maniera leggera, e io credo che in maniera leggera qualsiasi argomento diventa estremamente interessante. (si risiede)

ROSATI

Va bene, adesso…che ha fatto? (al pubblico) guarda che hai fatto (a Gullotta)

STUDENTE

È tornato indietro con i ricordi…

ROSATI

Quindi annullamento retroattivo.

STUDENTE

E’ andato con la mente nel futuro, e quindi ha lasciato…

GULLOTTA

Io non sono d’accordo! (risate)

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