ROSATI

Lei ha disposto al presente un engramma logico che aveva posto un minuto fa

GULLOTTA

Cioè? Non ho capito.

ROSATI

Inversione di ruolo.

La ragazza ego-ausiliario ride. Si scambiano di posizione.

RAGAZZA

Cioè?

GULLOTTA

Non capisco…se non mi fai capire non accetto.

RAGAZZA

(imitando Gullotta) Non capisco.

GULLOTTA

E nemmeno io.

Gullotta rimette la ragazza della posizione iniziale.

GULLOTTA

Prima mi spieghi, poi vado a fare Freud.

ROSATI

(facendo cenno al pubblico) Vogliamo chiede aiuto al gruppo?

GULLOTTA

Sì, se qualcuno me lo spiega. Io non ho capito quello che hai detto tu.

STUDENTE1

Eh…se non sbaglio io ho capito che forse lei vuole negare la difficoltà di esprimere la…conoscenza di sé stesso. Cioè lei sta ponendo delle barriere…

ROSATI

Cioè il professor Freud ha detto “Lei ha utilizzato un meccanismo di difesa.”

STUDENTE1

Di difesa…

ROSATI

Che si chiama “Annullamento retroattivo”.

GULLOTTA

Ma…il rapporto tra le cose, è questo che non capisco.

ROSATI

Chi l’ha notato?

STUDENTE1 alza la mano.

ROSATI

Che cos’è l’annullamento retroattivo?

STUDENTE1

È una negazione di…quello che lui stava per capire.

ROSATI

No, di quello che aveva già capito. E esattamente cos’era?

STUDENTE2

Che i contadini sono…non sono più vicini alla natura. L’aveva detto prima…che…

ROSATI

Che sono più vicini alla natura.

OTTAVIO

Sennò avrebbe mandato la madre in trance.

Tutti ridono.

STUDENTE3

No, lui ha detto “ignorante nel senso che ignora” e poi, al contempo, aveva detto che invece hanno più un contatto con sé stessi.

ROSATI

Quello l’ho detto io.

STUDENTE3

Ah ecco

GULLOTTA

Naturale

ROSATI

Prego.

STUDENTE4

Praticamente c’è una sfida linguistica di questo…come si chiama…annullamento retroattivo, ed è quando lui ha detto…

ROSATI

Quando tu!

STUDENTE4

Ah, quando tu hai detto “non lo so se è così” e poi hai confermato invece il tuo punto di vista, cioè mentre i contadini sono più vicini, le persone che soffrono il disagio della civiltà sono più lontane da sé stesse però tu hai detto “non lo so se è così”.

GULLOTTA

Eh certo, lo dovevo dire.

STUDENTE4

No perché, cioè, era stato affermato dal doppio di Freud, questa cosa che tu dovevi dire…

ROSATI

Soliloquio del professor Freud (Rosati fa degli occhiali con le dita) E’ un soggetto di grande talento. È una delle personalità più interessanti che ho avuto modo di analizzare negli ultimi anni. Bruno Warter che soffriva di una nevrosi, doveva dirigere un’orchestra, io lo curai così, gli dissi “Senta, non occorre che lei faccia una Psicanalisi, faccia piuttosto un bel viaggio in Sicilia. E tornò perfettamente guarito dalla sua paralisi alla mano. Questo attore, Leo Gullotta, è un uomo veramente straordinario. Quello che fa, è che sento che non ho nulla da offrirgli. Nel mio controtransfert ho la percezione che qualunque avvicinamento a lui sia reso inutile dal fatto che si annette immediatamente la novità che gli propongo, oppure che disconferma il luogo nel quale si è appena collocato. Chi l’ha notato?

STUDENTE5

Sì, sì, l’ho notato. Perché…qualsiasi affermazione che lei ha portato avanti lui in qualche modo ci si è… plasmato, in modo tale da evitare…

ROSATI

È la sindrome di...Zelig.

Tutti ridono

STUDENTE6

Io penso che invece di parlare dell’uomo, di come pensa l’uomo dovrebbe raccontare qualche esperienza…personale.

GULLOTTA

(alzando le spalle) eh perché…perché no.

STUDENTE 7

Io volevo far notare un altro annullamento retroattivo. Un passo del genere. All’inizio diceva come i personaggi, per un attore, sono una possibilità di conoscenza di sé stesso. Alla domanda della ragazza “Vuoi conoscere qualcosa di te stesso” hai risposto “no”

GULLOTTA

No, io non ci rissi no, io ci rissi che quello che lei sta dicendo, una volta che il Professor Rosati gliel’ha spiegato…

OTTAVIO

Io sono anni…

GULLOTTA

…Gli ha mandato un messaggio, dicendogli “no, sta dicendo una cosa sbagliata, perché fino a questo momento io (Rosati) ho fatto tanto per metterlo in una certa posizione, lo sto smuovendo, tu invece gli dai una chiave di lettura…

ROSATI

(al pubblico, sorseggiando un caffè) Ho detto che sta facendo una cosa sbagliata?

No generale dal pubblico

GULLOTTA

 (ironico) No, per carità… Sì è plasmato… E’ stato attento…(con un gesto delle mani, le dita rivolte verso il pubblico e i palmi verso il basso, chiude la battuta)

Tutti ridono. Applausi

OTTAVIO

Vi siete fatti ipnotizzare dalle mani!

Vari studenti intervengono insieme, brusio generale.

OTTAVIO

Vi siete fatti ipnotizzare. Ve ne siete accorti che vi ha ipnotizzato?

STUDENTE8

C’è stato un personaggio nel tuo passato…

OTTAVIO

Vi ha ipnotizzato!

GULLOTTA

Aspe che si è incazzato come un maiale

Tutti ridono.

ROSATI

Lui sa usare un background di cose deliziose che sono nel vostro subconscio di spettatori, appena le evoca, voi fate l’applauso. Quindi a livello di sub conscio le incentra sul presente e le porta su un altro scenario, e io divento il cagacazzi professore.

Applausi

GULLOTTA

Facciamo una cosa, e ovviamente mi aiuti tu nel percorso (poggia una mano sulla spalla di Rosati) sempre per entrare meglio in questa scia. Ehm…io mi metto al centro e mi sdraio. Tutto quello che mi arriva come domanda o…di qualche cosa…retroattiva. Cose dette no dal subconscio (risate) quelli sono cazzi vostri, torniamo al presente. Gullotta per favore lo mandiamo via e qui mi sdraio, e arrivano delle voci, e io guardo ca’, chisu beddu cielu, (Gullotta si siede a terra) e questa forse è la situazione più distaccata dalle altre, perché probabilmente istintivamente non lo so, avendo questo una platea, un concetto di cava di teatro (Ottavio si siede accanto a lui, risate) tutto questo (indicando il palco) in me fa sì che in me comunque scatta un concetto di…possesso che accade tra l’attore e la platea. Non di finzione ma di possesso cioè…sto su a questa cosa. Allora…provo…non so però provo… a non avere un rapporto di sguardo visivo e voi con me chiaramente, adesso penso che (NON UDIBILE, indicando Ottavio) sta dicendo cose cattive (risate), è colpa di mia mamma, che ho di me stesso una visione strana (risate) non lo so, non lo voglio sapere. Addentriamoci in questo bellissimo tapis roulant dell’anima, dell’impressione adesso…e parlamo (Gullotta si stende, Rosati insieme a lui, risate).

ROSATI

Siamo andati a letto insieme in un teatro Catanese.

GULLOTTA

Eh…su un letto scomodo però. (risate) Si potrebbe avere un materasso comodo…

ROSATI

Allora, nuovo gioco (si alza) doppiaggio. La sapete la tecnica del doppiaggio? Allora, chi vuole fare un doppiaggio di Leo? Doppiaggio veicola un’interpretazione.

Una studentessa si alza

EZIO DONATO

Ottavio, spiegaglielo a Leo che cos’è il doppiaggio che lui non sa cos’è un doppiaggio, che sente parole… il doppiatore, de-ipnotizzato dalla matrice gruppale che abbassa il livello di percezione critica della rappresentazione ha enucleato e quindi riportato alla sua individualità, è in grado di esprimere una sua lettura di ciò che ha visto. Quindi ora tu in prima persona dici “io mi sono messo così perché…” (lei si abbassa e tocca con la mano la spalla di Gullotta).

STUDENTE9

Mi misi accussì picchi sunu esiliatu, nun ce stai capennu nente nente proprio. Ndove Devu arrivari? (risate) Non ce stai capennu nente. Però che devo fare?

GULLOTTA

Posso rispondere io? (risate)

ROSATI

(ridendo) Di solito è un no, ma in questo caso sì.

GULLOTTA

No, io non sono per niente pigghiatu. E una cosa che invece mi eccita molto, mi piace molto mi… mi eccita, ecco la parola giusta…mi piace quindi…non mi pongo il problema “dove vogliono finire “ o dove voglio iniziare”

ROSATI

Adesso vi insegno una tecnica molto interessante. Chi sono cinque o sei persone che voglione approfondire la conoscenza dello psicodramma? (arrivano sul palco degli sudenti) Quando volete interpretare il senso di una cosa, prendiamo due ragazzi, si fa così. Fate un ricalcolo. Che vuol dire ricalcolo. Mettetevi per terra come ha fatto Leo. Poi andate sul respiro, e con calma, dandovi tempo, leggete il possibile senso difensivo dell’acting out che consiste dal passare dalla posizione eretta in piedi all’essersi messi sdraiati per terra. Il corpo stesso vi dirà che cosa significa. Non so se mi spiego. (gli studenti si stendono) Dovete stare lì (sistema le mani degli studenti in modo che siano poggiate sulle proprie pance) immaginando che prima stavate in piedi, rievocando la sequenza… e poi quando siete pronti, date il doppiaggio. Non so se mi spiego, ipotizzate che siete passati dalla posizione in piedi a questa posizione nel corso del gioco che si stava facendo. Che ne deriva.

STUDENTE10

Ma noi siamo Leo o…

ROSATI

State tutti doppiando il protagonista. Se il ricalcolo fosse fatto bene il significato è a terra. (Passa tra i ragazzi a terra porgendo il microfono)

STUDENTE11

 (a terra) è una cosa che mi intriga. Mi intriga ma…mi sembra un po’ strano.

ROSATI

Ho assunto spontaneamente la posizione del lettino psicoanalitico. Sono passato dalla platea del gioco psicodrammatico al lettino psicoanalitico.

STUDENTE11

Eh…mi domando perché.

STUDENTE12

Mi sto davvero interessando e aspetto di andare avanti.

STUDENTE13

Questo è il modo migliore per non avere gli occhi addosso e non doverli guardare, così non mi sento sotto accusa.

STUDENTE14

Sono curioso di sapere cosa i miei doppiatori pensano che io stia pensando.

STUDENTE15

Mettendomi così, sotto gli occhi di tutti, un po’ posso lasciare andare le mie difese.

STUDENTE16

È come se fossi passato dall’essere attore a tutti i costi e quindi avere un corpo e avere una estensione fisica reale. Mettendomi per terra sto cercando di lasciare andare la fisicità e tutto quello che di solito devo dare a un pubblico per avere un tipo di approccio diverso che in effetti sto capendo che è diverso.

ROSATI

Ok, adesso voi che siete lì (indicando la platea) dovete interpretare una mia reazione controtransferale di tipo fisico, che viene dal subconscio. La reazione è questa: io ho freddo. Sto quasi tremando, perché?

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