Psicoplay 2. di Leo Gullotta con Ottavio Rosati CONCETTA

 

Sono in piedi sotto il boccascena. R. è fermo. G. si muove.

 

Ottavio Rosati: C'è un gioco che vorresti fare con questo gruppo? Qualunque gioco, anche indietro, anche affettivo. Si possono fare delle proiezioni psicodrammatiche in un futuro immaginario. Si può desiderare di parlare con Shakespeare. Si può tornare indietro in un momento dell’infanzia, si può rappresentare un sogno. Quello che vuoi.

Leo Gullotta: Non lo so. Sono semmai io a mettervi, come posso dire, a darmi in questo senso perché…..

Ottavio Rosati: eh, infatti, devi essere l’autore. Cioè, la regola base dell'attore è il protagonista che è l’attore, cioè autore del tema.

Leo Gullotta: di ciò che fa nascere.

Ottavio Rosati: perché, permettimi, è molto semplice: questo permette un’inversione di tendenza nel senso che questa volta, in questo contesto, è il pubblico che ti fa un regalo a te e non tu che fai un regalo al pubblico.

Leo Gullotta:  Non l’ho mai fatto, non è che vi è il bisogno, la necessità, in questo momento all’analisi, forse perché sono caratterialmente troppo ( pausa) , non ho la parola chiusura dentro di me, quindi molto spesso sono pronto a stare nelle cose che la vita ti presenta. Non faccio mai un passo indietro, non mi dico perché? come mai? Dico: ah beh ho queste cose fammi vedere com’è. Probabilmente quindi la difficoltà ad entrare in questo percorso provando, probabilmente, la difficoltà ad entrare.

Ottavio Rosati: io sono molto affascinato dalla tua personalità oltre cha ad ammirarti e ti voglio anche bene per quel poco che ti conosco. Una cosa che mi sorprende moltissimo, dalla prima volta che ti ho visto: tu hai una capacità che forse nessun altro, riesci a dire delle frasi, delle cose che sono il contrario esatto di quello che hai appena detto, nessuno se ne accorge. (Risata del pubblico)

Leo Gullotta: È un tipo di fascinazione

Ottavio Rosati: Sì, è così incantevole sentirti parlare, almeno io nel mio controtransfert

Leo Gullotta: Ed io…

Ottavio Rosati: Continuamente. Cioè, tu riesci a dire una cosa che significa esattamente il contrario di quello che dici e chi ti guarda dice: sì, sì, sì (pronuncia il sì annuendo – il pubblico sorride)

Leo Gullotta: Allora questo vuol dire una cosa che può essere anche un mio, forse, visto che mi stai dicendo questa cosa……….

Ottavio Rosati: (rivolgendosi al pubblico) Nessuno l’aveva notato?

Persona del pubblico: io un po'

Ottavio Rosati: Lui un po' (indicando la persona). Si dovrebbe vedere nella registrazione. Per esempio, c’era un processo di negazione quando parlavi dell’analisi. (Interviene anche una ragazza del pubblico) Ah vedi (rivolgendosi a Leo Gullotta).

Studentessa n.1: Ha detto (Leo Gullotta): “io sono molto aperto un po' alla vita ma non ho mai fatto analisi perché sono aperto ma non mi sono mai sentito” e c'era questa sensazione di apertura continua, però impossibilità di analizzarsi. Che è quello che sta facendo da 10 minuti. (alza la voce per non farsi fermare)

Leo Gullotta (rispondendo alla studentessa): Lui ( Ottavio Rosati) intendeva l’analisi del bisogno che tu vai da un medico per dire: Io sto male. Tu non è che tu normalmente dici: “stasira vaio o cinema o fammi annare dall’analista”? (stasera vado al cinema fammi andare dall’analista) – Risata del pubblico - Tu ci vai perché ne senti il bisogno

Studentessa n.1: perplessa

Leo Gullotta: Come no? Non mi dire che è una cosa normale. Io sto tentando di entrarci. Io in analisi, dove Lui (indicando Ottavio Rosati) è nel suo mestiere, io in analisi non ci sono mai stato

Ottavio Rosati: Facciamo il primo gioco immaginario, astratto, quindi molto, molto surreale, se vuoi, facciamo un gioco di questo tipo: scegli una persona che rappresenta il nostro analista.

Leo Gullotta: (impallando O.) Ovviamente la cosa che ha detto prima è una provocazione voluta, ma figurati se non è così. Ma figurati se non è così. Io ci sto, per me va benissimo.

Ottavio Rosati: Allora senti scegliamo il Professor Freud.

Leo Gullotta: è Lei (indicando la studentessa n.1), così pronta all’osservazione, vieni. (la studentessa entra nello spazio scenico) Una Professoressa finta.

Ottavio Rosati: potrebbe essere Anna Freud.

Ottavio Rosati: (avvicinandosi alla studentessa e rivolgendosi a Leo Gullotta) Allora senti, sempre simbolicamente, come la vogliamo nello spazio: Sta a Vienna, sta a Londra, dove sta Anna Freud?

Leo Gullotta: Anna Freud sta qui

Ottavio Rosati: Può stare in un iperuranio?

Leo Gullotta: No, no. Anna Freud sta qui a Catania, in una domenica di oggi, di ieri, sta a lei sceglierlo oppure viaggiare davanti e indietro.

Ottavio Rosati: Anna Freud ha la caratteristica che sceglie tutto il protagonista. Cioè Lei (studentessa) farà la protagonista.

Leo Gullotta: Catania

Ottavio Rosati: Catania. Allora adesso faccio una tecnica che si chiama inversione di ruolo. Per un attimo (rivolgendosi a Leo Gullotta) fai tu Anna Freud (Leo Gullotta prende il posto della studentessa e la studentessa quello di Leo Gullotta) e le fai vedere come deve fare il personaggio. Cioè, improvvisi. Allora diciamo così, non stiamo parlando ovviamente della protagonista Anna Freud ma del tuo fantasma interno di Anna Freud.

Leo Gullotta: Sì. Ma perché il fantasma, perché non quello del professor Freud? (Risata del pubblico). E va beh, magari gli piace recitare se stesso. (G. fa il piacione strappando al pubblico delle risate).

Ottavio Rosati: Sigmund Freud

Leo Gullotta: Benissimo. Io sono Sigmund Freud

Ottavio Rosati: (nel ruolo di Leo Gullotta) E chi ci fa a Catania?

Leo Gullotta: Mi pigghiu un po’ d’aria frisca perché in generale con questi percorsi che ci sunu – bordelli, lo smog, Roma, Milano etc. etc., qui c’è un bellissimo mare, mi piace sempre fare una capatina. Comunque …

Studentessa n.1 : Ma è vero quello che si dice, che lei va a Napoli e Roma ed è venuto a Catania per il mare?

Leo Gullotta: Male, Lei è male informata. C’è stato, no, c’è stato un viaggio e questo accade di preciso nel periodo che non ricordo esattamente quando, che in Sicilia si scopre la malattia con dei viaggi che Freud fa qua in Sicilia (Pausa)

Ottavio Rosati suggerisce alla studentessa cosa rispondere

Studentessa n.1: Ah è vero allora che la Principessa di Lampedusa [si riferisce ad Alexandra Wolff Stomersee, moglie di Tomasi, pioniera della psicoanalisi italiana - ndr] fu una delle sue prime clienti?

Leo Gullotta: Assolutamente, quello è un percorso accaduto dopo, non stanno nello stesso tempo.

Ottavio Rosati: Beh, abbiamo visto anche il personaggio, inversione di ruolo (Leo Gullotta ritorna al posto suo e così anche la studentessa). Professor Freud (rivolgendosi a Leo Gullotta) chi trova come interlocutore: trova Leo o trova…

Leo Gullotta: Leo

Ottavio Rosati: Leo si rivolge a Freud e gli spiega il suo rapporto con la psicoanalisi o con l’inconscio

Leo Gullotta: No, non ho rapporti con la psicoanalisi perché è una materia che si deve assolutamente studiare. Posso soltanto dire determinate mie voglie, impressioni, moti, blocchi che di volta in volta magari non ci farà arrivare, come viaggio, come percorso. Non conosco la materia, però la materia mi affascina moltissimo perché l’umano mi ha sempre affascinato con le sue contraddizioni, le sue sicurezze, insicurezze e quindi è una materia sempre, come dire, sempre di più da scoprire.

Studentessa n.1 (rivolgendosi ad Ottavio Rosati): posso fare una domanda?

Leo Gullotta: Certo, stiamo dialogando (rivolgendosi ad Ottavio Rosati)

Ottavio Rosati: No, meglio di no, meglio di no, sennò si decentra nelle libere associazioni

Leo Gullotta: Niente a proposito della psicanalisi è una materia che non conosco, non posso sicuramente far finta di improvvisare cose che non so. Sicuramente è la materia dell'anima

Ottavio Rosati: (si avvicina alla studentessa doppiando Anna Freud) Guardi io sono qui a sua disposizione – doppiaggio si chiama – sono qui a sua disposizione, ho qualche minuto per questo viaggio astrale. Se mi vuole fare qualche domanda, mi chieda o di tipo generale o di tipo personale, non so, io sono qui, mi chieda

Leo Gullotta: Mah, per esempio una cosa che mi colpisce molto è perché l’individuo umano di fronte alle note di novità, che ogni individuo può incontrare, attraversare. In generale si ha sempre paura di scontrarsi con sé stesso.  Un sé stesso, messo dietro. E quindi in questo avvicinamento vedo, spessissimo, che laddove osservo c'è sempre fatica ad incontrarsi, quindi a parlarne, quindi a sentirsi, ad ascoltarsi, ad avvicinarsi. Sento sempre questa, questa distanza, come se fosse un argomento di misteri rinchiusi o di casse chiuse a chiave che non si devono aprire. E quindi, per tale motivo un individuo umano è sempre impaurito di fronte a certe cose e per quanto riguarda questo argomento…….

Ottavio Rosati: (si avvicina alla studentessa doppiaggio di Anna Freud) Perché, a differenza degli artisti, caro Gullotta, l'uomo della strada è terrorizzato di ciò che c'è nel suo subconscio.

Leo Gullotta: Ma io questo non lo dico in quanto artista. A parte il fatto che artista è una cosa alta ma un buon professionista, un attore… No, questo l’incontro anche nell’uomo della strada, voglio dire. Io ho conosciuto dei meravigliosi contadini, semplici, ignoranti in senso che ignorano. Però disposto a…

Ottavio Rosati: (si avvicina alla studentessa doppiaggio di Anna Freud) La gente del popolo è più in contatto con la sua natura di quanto non lo sia l'uomo col suo disagio della civiltà.

Leo Gullotta: Mmm, non so, perché spesse volte il vedere, il guardare, l'osservare troppo, fa perdere autenticità all’individuo.

Ottavio Rosati: (doppiaggio di Anna Freud) È interessante: Lei ha appena operato un meccanismo di difesa che si chiama annullamento retroattivo.

Leo Gullotta: Cioè? Non ho capito.

Ottavio Rosati: (doppiaggio di Anna Freud) Lei ha disconfermato con un engramma logico il presente che aveva posto un minuto fa.

Leo Gullotta: Cioè? Non ti seguo.

Ottavio Rosati: Inversione di ruolo

 

 

 

 

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