Anima e Pan di Fabrizio Beretti

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Nel suo "Saggio su Pan" (1977) , Hillman riprende il tema della mitologia greca come corpus di immagini archetipiche che si sono tramandate nel corso della storia dell'uomo fino ai giorni nostri. La Grecia di cui parla Hillman non è un luogo geografico, né una regione storica, ma un paesaggio interiore, un regno immaginale che ospita gli archetipi sotto forma di Dei. Temi e personaggi della mitologia non sono dunque per Hillman semplici oggetti di conoscenza, ma esistono come realtà psichiche viventi nell'essere umano. Ritornare alla Grecia ci permette, nella prospettiva di Hillman, di prendere contatto con gli archetipi della nostra mente, analizzando la psiche - e la psicopatologia in particolare - da una diversa prospettiva. Qui l'autore si concentra sulla figura mitica del Dio Pan, che si manifesta oggi nei fenomeni del panico, dell'incubo, della masturbazione, dello stupro. Questi sono i modi attraverso cui Pan giunge oggi a noi. L'immaginale di cui parla Hillman, le immagini archetipiche che colorano la nostra esperienza psichica, sono il contraltare dell'attività istintuale, ciò di quanto più naturale abbiamo. Il mito greco pone Pan come il Dio-capro, Dio della natura, una natura animale, personificata come irsuta, fallica, errante e caprigna. Una natura inquietante, incontrollabile, imprevedibile. Pan diventa per la nostra coscienza ciò che è massimamente naturale, puro istinto. 
Secondo la psicologia archetipica, comportamenti e immagini sono interdipendenti: "le immagini appartengono allo stesso continuum dell'istinto" (Hillman, 1977), non sono semplicemente sue sublimazioni. La figura di Pan dunque, rappresenta la coazione istintuale e, attraverso la produzioni di immagini legate alle sue manifestazioni, ci permette di mettere in relazione la natura "fuori da noi" con quella "dentro di noi". I fenomeni che Pan incarna nella sua figura, dunque, non vanno letti con le lenti della morale e attraverso i suoi costrutti, né presi come semplici comportamenti (il che li renderebbe unicamente psicopatologici):  "il comportamento - sostiene Hillman - ... è sempre guidato dai processi immaginali, e li esprime" (p. 91). Questo perché il comportamento è anche fantasia e, viceversa, la fantasia è comportamento, in quanto modo di essere al mondo. Panico, masturbazione, stupro, portano "dentro di noi" la natura che è al di fuori, e mettono in relazione il biologico con il fantastico; l'anima viene spinta alla concretezza, la fantasia, a sua volta acquieta, la coazione del comportamento istintuale. Citando le parole di Hillman: (1977)

..Pan è la configurazione che fa da ponte e impedisce a queste riflessioni di scindersi in metà sconnesse, divenendo così il dilemma di una natura priva di anima e di un'anima senza natura.. Pan, e le ninfe, tengono insieme natura e psiche. Essi dicono che gli eventi istintuali sono riflessi dell'anima; dicono che l'anima è istintuale (p. 128).

I nuclei gemelli che sostengono ogni epifania del Dio, siano essi visti come comportamento e fantasia, coazione e inibizione, sessualità e panico, ci dicono che istinto e psiche sono inseparabili. E ci rendono consapevoli del fatto che le "depravazioni morali" di Pan appartengono anch'esse alla nostra anima.

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